Rientrando da Abbiategrasso, mi sono fermato davanti al monumento dedicato ai Caduti del 38° Reggimento Fanteria “Ravenna” in Via Felice Cavallotti, nella prossimità della stazione ferroviaria. Non era programmato. È stato un incontro quasi casuale, ma per me carico di significato. Da tempo desideravo raggiungere quel luogo. Non si tratta di una semplice opera commemorativa: è un punto di convergenza tra territori, storie familiari e memoria collettiva. Sulla base del monumento compaiono i simboli delle Province di Pavia, Milano e Alessandria, principali aree di reclutamento del 38°, insieme agli stemmi dei Comuni che sostennero l’iniziativa dell’inaugurazione. Tra questi vi è anche lo stemma di Santa Maria della Versa, il mio comune, a ricordare che anche la nostra vallata, la Valversa (Oltrepò Pavese) ha visto partire giovani soldati, molti dei quali non fecero ritorno.

Questo monumento non è dedicato esclusivamente ai Caduti della campagna di Russia. È un tributo alla Fanteria “Ravenna” nel suo insieme, ai suoi Caduti e dispersi in ogni teatro di guerra, lungo una storia iniziata nel 1859 e attraversata da generazioni di uomini chiamati al sacrificio.

Trovarmi lì oggi ha avuto per me un valore particolare anche per un motivo personale di studio e ricerca. Tra i reduci presenti all’inaugurazione vi era Mario Brandolini, autore del diario Dalla steppa russa ai campi di prigionia tedeschi – Odissea di un fante del 38° Reggimento Fanteria Ravenna. Dal 2021 sto lavorando alla preparazione di una nuova edizione ampliata di quel testo, arricchita da documenti e materiali inediti. Fermarmi davanti a quel monumento, voluto proprio da quei reduci citati da Brandolini, significa toccare con mano la continuità tra la loro testimonianza e il nostro dovere di conservarla.

La memoria non retorica. È un’assunzione di responsabilità verso chi ci ha preceduto e verso chi verrà dopo di noi.

Gennaio 1962: Abbiategrasso scelse di non dimenticare

L’iniziativa nacque in via esclusiva dalla Sezione del Fante di Abbiategrasso nel gennaio 1962, quando una visita alla Caserma Passalacqua di Tortona, ultima sede del 38° Reggimento Fanteria “Ravenna”, mise davanti agli occhi dei reduci una realtà dolorosa: l’edificio, un tempo maestoso, versava in stato di abbandono ed era stato adibito a Centro Profughi. Nulla era stato risparmiato dopo l’8 settembre 1943. Anche il Monumento ai Caduti del Reggimento risultava irriconoscibile, ferito dal vandalismo e dall’incuria. Il Consiglio Sezionale venne convocato d’urgenza e deliberò all’unanimità di chiedere, tramite la Federazione Provinciale di Milano e con l’interessamento della Presidenza Nazionale dell’Associazione, al Ministero della Difesa-Esercito la concessione dei cimeli del Reggimento.
Grazie all’intervento diretto del Presidente Nazionale, Senatore Aldo Rossini, l’autorizzazione alla rimozione del materiale richiesto giunse in breve tempo. I cimeli, insieme alla documentazione storica, furono esposti il 7 ottobre 1962 al Castello Visconteo di Abbiategrasso, in occasione della Festa della Sezione: un momento solenne che segnò il primo concreto passo verso la ricostruzione della memoria.
Nel frattempo, tracciata una linea programmatica, si avviò il censimento di tutti i Comuni appartenenti ai Distretti Militari di Milano ed ex-Tortona, maggiormente interessati alle sorti del 38° Fanteria nel ciclo operativo 1940-1945. L’operazione richiese mesi di corrispondenza e un lavoro organizzativo non indifferente, conclusosi soltanto nei giorni immediatamente precedenti il 23 giugno 1963.

Parallelamente, furono avviati contatti diretti con le Autorità Prefettizie, Provinciali e Comunali, recandosi personalmente presso gli enti per illustrare il progetto e sollecitare sostegno. Proprio questi incontri portarono ad anticipare la decisione finale: Abbiategrasso, punto di convergenza e maggiore centro di reclutamento del basso milanese, avrebbe avuto l’onore e la responsabilità di riedificare il Monumento ai Caduti e Dispersi del 38° Reggimento Fanteria “Ravenna”.
Il progetto, redatto dall’abbiatense Giovanni Combi, reduce del 38°, fu approvato dal Consiglio Sezionale e dalla Commissione Edilizia del Comune. Vennero quindi affidate le commesse per l’erezione del monumento: i marmi alla ditta Vergani & Bianchi di Abbiategrasso, i bronzi alla Fonderia d’Arte Battaglia & C. di Milano, le costruzioni all’impresa edile Fratelli Anselmo di Abbiategrasso.

Non si trattò soltanto di un’opera architettonica, ma di un gesto collettivo di riscatto morale. Abbiategrasso volle ridare dignità ai nomi dei Caduti e dei dispersi del “Ravenna”, restituendo alla comunità un simbolo di memoria condivisa e di rispetto per chi aveva servito la Patria. Così, dalla constatazione di un abbandono nacque un impegno; dalla ferita della dimenticanza, una nuova pietra di memoria.

23 giugno 1963: l’inaugurazione

Il monumento venne inaugurato il 23 giugno 1963, in occasione del primo raduno interregionale Piemonte-Lombardia dei reduci della Divisione “Ravenna”, svoltosi ad Abbiategrasso. Fu una giornata di grande partecipazione popolare.

Cartolina celebrativa 23 giugno 1963

Le strade della città si riempirono di bandiere tricolori, gonfaloni e rappresentanze provenienti dalle province di Milano, Pavia e Alessandria. Autorità civili, militari e religiose, insieme ai reduci e ai familiari dei caduti, presero parte a un corteo solenne accompagnato dalle fanfare e dai corpi bandistici locali. L’intera comunità si strinse attorno a coloro che avevano vissuto in prima persona le prove più dure della guerra

Il Sig. C. Gerli, Sindaco di Abbiategrasso, ringrazia i presenti, esprimendo inoltre vivi sentimenti di affetto verso i Reduci ed i Congiunti dei Caduti.

La cerimonia culminò con la benedizione e lo scoprimento del monumento. Nei discorsi ufficiali vennero ricordati il valore, la fedeltà alla Bandiera, il sacrificio dei soldati del 38°, con un richiamo particolare alla campagna di Russia ma senza dimenticare gli altri fronti nei quali il Reggimento aveva operato. Il “Silenzio fuori ordinanza” chiuse la giornata in un raccoglimento intenso e condiviso.

La S. Messa da Campo

Quel 23 giugno 1963 non fu soltanto un momento celebrativo. Fu la consegna di un impegno morale alla città e alle generazioni future: custodire la memoria di chi cadde o scomparve, affinché il loro sacrificio non fosse dimenticato.

Il Generale Dugnani, già Capo di Stato Maggiore della «Ravenna» ed il Generale Manlio Capizzi, ultimo Comandante della Fanteria Divisionale «Ravenna» rievocarono le dolorose tappe della campagna di Russia, il valore e l’eroismo dei loro soldati. Seconda, da sinistra la Sir.ra Bianca Lupo Maderni, vedova del Colonnello Lupo, Medaglia d’Oro al Valor Militare, Caduto sul fronte russo.

Oggi, a distanza di decenni, quel monumento continua a rappresentare questo impegno. Non parla solo del passato, ma del dovere presente di mantenere viva una storia che appartiene ai nostri territori, alle nostre famiglie, alla nostra identità.

Picchetto d’Onore dell’11° Reggimento Fanteria “Casale”

Fotografie: Manuele Riccardi
Fotografie dell’epoca e fonti: “38 Reggimento Fanteria Divisione Ravenna”, 1964, edito dall’Associazione del Fante di Abbiategrasso


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