Emergono nuovi elementi su Attilio Mossi e Pietro Mandirola

Prosegue il lavoro di approfondimento e ricostruzione storica legato al progetto 38ravenna.it, nato con l’obiettivo di raccogliere testimonianze, documenti e contributi utili a fare luce sulle vicende dei fanti del 38° Reggimento Fanteria “Ravenna”.

Tra i riscontri più significativi giunti attraverso il sito, si inseriscono ora nuove informazioni riguardanti due figure citate nel diario di Mario Brandolini “Dalla steppa russa ai campi di prigionia tedeschi – Odissea di un fante del 38° Reggimento Fanteria Ravenna”: il Capitano Attilio Mossi e il Tenente Mandirola.

Già nei giorni scorsi era stato possibile, grazie alle segnalazioni ricevute, iniziare a ricostruire il loro destino e, nel caso del Tenente Mandirola, identificarne con certezza anche il nome di battesimo: Pietro Mandirola. A rafforzare e completare questo quadro sono ora due articoli pubblicati su La Stampa nel gennaio 1993, che rappresentano una fonte di straordinario interesse.

La Stampa, 31 gennaio 1993

Dagli articoli emerge come, nelle fosse comuni di Suzdal, a circa 200 chilometri da Mosca, fossero stati sepolti oltre 600 soldati italiani caduti durante la campagna di Russia. Tra questi, risultavano identificati anche numerosi militari piemontesi, grazie a un lavoro di confronto tra archivi italiani e ricerche condotte in Russia.

In particolare, tra i resti recuperati e identificati compaiono:

  • il Capitano Attilio Mossi, nato il 15 aprile 1899 a Spineto Scrivia (Alessandria), figlio di Enrico;
  • il Tenente Pietro Mandirola, nato il 19 dicembre 1919 a Monleale (Alessandria), residente a Viguzzolo, figlio di Luigi e Mutti Faustina.

Le verifiche documentali consentono oggi di delineare con precisione anche le circostanze della loro morte.
Il Capitano Attilio Mossi, ufficiale del 38° Reggimento Fanteria “Ravenna”, risulta deceduto il 30 gennaio 1943 nel campo di prigionia n. 160 di Suzdal, dove era stato internato dopo la cattura.
Analoga sorte per il Tenente Pietro Mandirola, anch’egli del 38° “Ravenna”, morto il 24 febbraio 1943 nello stesso campo, a seguito della prigionia.

Entrambi risultano quindi tra i militari i cui resti furono identificati nelle fosse comuni di Suzdal. Si tratta di un passaggio fondamentale: non solo viene confermata la morte dei due ufficiali sul fronte russo, ma viene anche individuato con precisione il contesto della loro fine, all’interno di una delle grandi tragedie collettive legate alla campagna di Russia. Questi elementi, incrociati con il racconto contenuto nel diario di Brandolini, consentono oggi di dare maggiore profondità e concretezza alle vicende narrate, trasformando nomi finora sospesi tra memoria e incertezza in storie più definite e documentate. Nel suo diario, Brandolini non fa alcun riferimento al destino di Mossi e Mandirola. Possiamo ora solo supporre che entrambi siano stati catturati nel corso del medesimo evento bellico, dato che morirono nel medesimo campo.

Il Campo di prigionia di Suzdal (Lager 160) era un noto centro di detenzione sovietico situato nei pressi dell’omonima città russa, utilizzato principalmente per ufficiali tedeschi e, in misura minore, altri prigionieri di diverse nazionalità, catturati dopo la battaglia di Stalingrado. Ricavato principalmente all’interno di un monastero, vi erano detenuti circa 1500 soldati, principalmente ufficiali tedeschi, ungheresi, austriaci, serbi, finlandesi e italiani, alloggiati in cellette o capanne di legno. Nel 1943 si verificò un’epidemia di tifo che causò la morte di numerosi prigionieri. Rimase operativo fino al 1946, con il rimpatrio degli ultimi soldati.

Ancora una volta, il contributo di fonti esterne e di chi segue il progetto si rivela determinante. 38ravenna.it si conferma così non solo come archivio, ma come spazio vivo di ricerca collettiva. L’invito resta aperto: chiunque sia in possesso di documenti, articoli, fotografie o testimonianze può contribuire a questa ricostruzione continua.


Una risposta a “Aggiornamento #1: Capitano Mossi e Tenente Mandirola”

  1. Avatar Claudio Pastore
    Claudio Pastore

    Bravo MANUELE , lavoro encomiabile!

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